Amici viaggiatori. Ma il Cile è ancora lo stesso di quando l'ho lasciato? Sono ormai passati dieci anni dal mio ultimo viaggio. Sarebbe decisamente ora di tornare a fare una visitina :)
Mi manca la visuale di Santiago, dove si possono vedere allo stesso tempo mare e montagne innevate. A maggio era già sufficientemente caldo.
Il viaggio è stato molto lungo, ma il bellissimo Hyatt ci aveva riportato in perfetta forma con un buon riposo. Con le sue vetrate sulle montagne bianche c'era veramente da sentirsi padroni di quel mondo.
La zona commerciale sella città era molto interessante, veramente ricca di oggetti di artigianato molto particolari ad opera dei pochi Indios rimasti, giungti da Puerto Varas e Puerto Montreal.
Della cena ricordo semplicemente che la carne era fantastica ed il ristorante particolarmente caratteristico, con pareti in legno stile cantinetta ed uno dei sommelier più bravi della zona (abbiamo assaggiato più di sei vini diversi). L'indomani saremmo partiti verso la Terra del Fuoco, con un po' di quel vino sulla coscienza a causa di un forte mal di testa O:)
Destinazione Punta Arenas. Cinque ore. Punta Arenas è una piccola cittadina sul mare, anonima ma con un porto davvero particolare. E' da lì che partono tutti i pescherecci per cercare frutti di mare ed pescato per poi venderlo in tutto il paese. I pescherecci sono sempre tutti in fila. Coloratissimi. Le cozze erano sorprendenti, grandi quanto una mano!
Ero rimasto colpito anche dal sentoy, il granchio reale della Terra del Fuoco. Non vedevo l'ora di assaggiarlo bollito. :) Abbiamo mangiato anche la centolla, ovvero quel granchio mostruoso con chele grandi quanto 3 dita umane. Servito come si deve è un piatto veramente spettacolare (le chele sono molto morbide e più saporite dell'aragosta). Queste cene ci sono costate l'occhio della testa... ma se me le ricordo a distanza di dieci anni direi che sono state un buon investimento. L'ottimo Chardonnay cileno forse aveva contribuito ad alzare il prezzo.
Durante il nostro viaggio. strano a dirsi, c'eravamo imbattuti anche in un frate italiano. Gestiva un piccolissimo museo paleontologico con una vasta gamma di punte di frecce e trifacciali. Bello pensare ad un nostro connazionale che è riuscito a salvaguardare il patrimonio così prezioso in un arco così lungo di tempo. Ammirabile.
