Oggi un viaggio in questo Paese è un''''''''esperienza indimenticabile, un impatto affascinante con una natura trionfante, sontuosa, che si esprime in mille sfaccettature diverse, come se volesse stupire, stregare.
L''''''''itinerario potrebbe cominciare dall''''''''estremo Nord; lassù, sulle montagne di Putre, a 4000 metri di altitudine, l''''''''aria rarefatta non riesce ad annebbiare l''''''''entusiasmo alla vista delle montagne immense, dei vulcani coperti di neve che si riflettono nelle acque azzurre del lago Chungarà.
Più a Sud, la catena Andina si staglia sullo sfondo di lagune multicolori, sulle cui rive caracollano lama e alpaca e si ergono, sulla flessuosa figura, eleganti fenicotteri rosa.
Poi si è accolti dal deserto di Atacama, con le sue formazioni rocciose dalle forme inconsuete, i tramonti incendiati, le fumarole e i geyser bollenti, le distese di sale pietrificato.
Sono, questi, luoghi di arcana bellezza: là, fin dove lo sguardo si perde ai limiti dell''''''''orizzonte, affiorano antichissimi insediamenti, pinnacoli aguzzi trasformati in figurazioni fiabesche, distese infinite dai colori cangianti.
Si scende ancora, lungo questa striscia di terra compresa tra le Ande e il mare e, dopo la visita di Santiago, moderna e frenetica capitale, si traghetta per raggiungere una rigogliosa isola verdeggiante contornata di isolotti: Chiloè, con le sue chiese di legno così simili eppure così diverse, con la sua gente dai tratti meticci e il suo mondo leggendario di spiriti e folletti che si sovrappone a quello reale.
Ancora più a Sud una breve crociera, attraverso un labirinto di fiordi, canali, isolotti, ci conduce alla laguna San Rafaèl, scenario di acque immobili, disseminato di iceberg dove si erge, in tutta la sua imponenza, il muro bianco del ghiacciaio che, dopo un percorso tra valli e montagne, si getta nell''''''''Oceano. Qui la Natura non si è ancora piegata alle esigenze del turista e impone i suoi ritmi: per ammirare la massa di ghiaccio in tutta la sua estensione e scorgerne le parti che, staccandosi, piombano fragorosamente nel mare, bisogna sperare e attendere pazientemente che la nebbia cominci a diradarsi sconfitta dal sole.
Ad un tratto un grido incredulo spezza la silenziosa tensione dell''''''''attesa: un''''''''enorme lastra si stacca, si drizza per un attimo in tutta la sua altezza, resa brillante e trasparente dai raggi solari, e poi piomba, con un fragore assordante, nell''''''''acqua. Quindi comincia a galleggiare: un nuovo iceberg di cristallo, blu per l''''''''altissima pressione e l''''''''assenza di ossigeno, inizia il suo percorso.
Ora un''''''''altra destinazione ci aspetta: il parco delle Torri del Paine, stupefacente insieme di laghi, montagne, cascate, animali, fiori che formano uno spettacolo naturale grandioso in cui la Natura sembra raggiungere la sua apoteosi.
Ma c''''''''è ancora un''''''''esperienza da non mancare. Lungo il tragitto che dal Paine conduce a Punta Arenas, nell''''''''estremo Sud cileno, si percorrono chilometri e chilometri attraverso la sconfinata pianura patagonica, tra alberi inceneriti e fossilizzati, steppe fustigate dal vento incessante, stradine laterali che si aprono verso ignote destinazioni. Questo è il luogo dove il senso del tempo, dello spazio e della distanza è davvero diverso, dove la solitudine domina, regina incontrastata.
Forse questo è anche il posto che Pablo Neruda intendeva quando scriveva:
" Per questo devo tornare
a tanti luoghi futuri
per incontrarmi con me stesso
ed esaminarmi senza sosta,
senz''''''''altro testimone che la luna
e poi fischiare di gioia
calpestando pietre e zolle,
senz''''''''altro compito che esistere
senz''''''''altra famiglia che la strada".