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I GAYSERS DEL TATIO

(1 post)

 
  1. lafornace.net
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    Un''accoglienza davvero sulfurea e infernale ci aspetta invece quando, partiti molto prima dell''alba per sentieri sconnessi oltre ogni dire, arriviamo a El Tatio. Qui gli spiriti ipogei delle leggende nordiche prendono le fattezze dei geyser. Al sorgere del sole le nuvole del vapore che trasuda insidioso dalle crepe del terreno lavico si trasformano in getti d''acqua esuberanti ed impetuosi, bollenti fontane che cristallizzano a strati e crescono in forma di colonne stalagmitiche, minerale bianco come marmo di Carrara. Quando finalmente il disco del Sole, ben si comprende perché fosse sacro ai popoli antichi, dissolve i fumi e le ombre della notte, dischiude allo sguardo una valle incantata. Dalla distesa di cristalli iridescenti di calcare esalano sempre più tenui soffi di vapore, dove la Terra esausta riprende fiato o un immenso Leviatano sepolto nelle sue viscere si sveglia al nuovo giorno. Oggi che Scienza e Ragione hanno cancellato dalla mente dell''uomo le paure dell''ignoto rimangono le favole avventurose, le leggende ed i miti che nacquero per dare un senso ad eventi suggestivi come El Tatio. Rassicurati dalla scoperta che nessun mostro esala le sue fiamme dagli Inferi rincorriamo i rivoli d''acqua bollente che fuoriescono dal terreno. I ruscelletti si raccolgono in una rete di canali larghi pochi passi che a loro volta si intersecano mentre pian piano si raffreddano. Quando la temperatura inizia ad equilibrarsi con quella atmosferica nel liquido sterile compaiono le prime forme di vita. Devi inginocchiarti ed aguzzare la vista, perché il tappeto di alghe che ricopre il fondo dei canali è davvero impalpabile. Altrettanto minuscole sono la forme di vita animale che si annidano fra le alghe. Anfibi, crostacei, ragni ed insetti acquatici popolano un piccolo mondo che pulsa, si nutre, uccide e si riproduce come da infiniti secoli. Alzando lo sguardo verso la corona di creste di lava solidificata il fluido guizzo color ruggine di una vigogna ti ricorda che non sei mai solo, anche su queste cime remote. Gli occhi del timido maschio ti sorvegliano mentre, immobile contro il cielo, lascia sfilare furtive le compagne del suo branco in cerca di anfratti più nascosti. Si ritorna lungo una discesa sassosa ed interminabile. Dalla quota di 4500 metri si ritorna a S.Pedro de Atacama. Alla luce abbagliante del giorno vediamo finalmente il territorio che avevamo percorso nel buio delle prime ore del mattino. Una terra di pietra dura, secca, polverosa spezzata dai cataclismi e dal clima.

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